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Il Blog

Canale del Bikan Historical Quarter a Kurashiki in Giappone

Blue is the color

Questo viaggio anzi, questa permanenza di due mesi mi ha permesso di togliermi più di una soddisfazione.

Lavorare da Tokyo, tutto sommato, si è rivelato meno complicato del previsto (tralasciando le note vessazioni del fisco italiano, che non ama particolarmente il “nomadismo digitale” quando si ha un regime fiscale ben definito). Ma lasciamo stare le grane e parliamo di cose belle.

La mia passione per i blue jeans made in Japan è ormai quasi proverbiale. Così, questa volta, ho deciso di spingermi fino a Kurashiki, cittadina della prefettura di Okayama, considerata la culla del denim giapponese.

Facciamo subito due precisazioni.

La prima, la più importante: Kurashiki è bellissima (shhh… non ditelo troppo in giro). È una cittadina storica, conservata e curata in modo impeccabile, con un centro che sembra sospeso nel tempo.

La seconda: la vera “via del jeans” non è nel centro storico, bensì a Kojima, a circa 30 minuti di treno o taxi, dove si trova la celebre Kojima Jeans Street, cuore dell’industria del denim nipponico. Presa nota, ho deciso che la zona industriale meriterà una visita dedicata la prossima volta.

Nel frattempo, mi sono goduta Kurashiki per quello che è: una perla “fuori rotta”. Un po’ come certe nostre cittadine d’arte dove si va in gita alle medie: bellissime, ricchissime di storia, ma lontane dai grandi flussi turistici internazionali. E per fortuna.

Kurashiki è anche un po’ furbina. Si arriva in una stazione piuttosto anonima, quasi da “Piovarolo”, e appena usciti ci si ritrova in una lunga sequenza di portici e gallerie commerciali che non promettono nulla di speciale. Poi, all’improvviso, superata quella zona, si apre un altro mondo. Come attraversare una porta dimensionale degna di Star Trek e ritrovarsi catapultati nel periodo Edo.

Il cuore della città è il Bikan Historical Quarter, con il suo canale, i salici piangenti, i magazzini bianchi (i kura) un tempo usati per il riso e oggi riconvertiti in musei, botteghe e caffè. Turisti ce ne sono, certo, ma in gran parte giapponesi o stranieri curiosi che, come me, hanno deciso di guardare oltre i soliti itinerari.

A ogni passo una sorpresa.

Oltre ai miei amatissimi Momotaro Jeans (il brand simbolo del denim di Kojima), mi sono imbattuta nella minuscola boutique di una modista locale che realizza cappellini deliziosi in denim e altri materiali della zona. È stato impossibile resistere: primo acquisto, un basco perfetto per il mio taglio “very fabulous” appena rifatto a Ebisu.

Poco dopo, quasi per caso, sono entrata in una piccola casa-museo in stile Edo che ospita una collezione di stampe ukiyo-e della scuola Utagawa, in particolare opere di Utagawa Yoshitora. Tre piani di stanze giapponesi, finestre affacciate sul quartiere storico, e un’immersione totale nel Giappone pre-moderno: guerrieri, eroi leggendari, creature fantastiche, bellezze eteree e paesaggi audaci che raccontano un mondo prima della modernizzazione.

E poi, naturalmente, dolci, caffè e localetti di charme a non finire. Uno dopo l’altro, piccole tentazioni disseminate lungo il canale e le stradine laterali. Inutile dire che il mio conto in banca ne ha risentito, ma la gioia tutta declinata nelle sfumature del blu è stata impagabile.

Un consiglio spassionato ai digital-assuefatti: navigate a vista. Google Maps a Kurashiki tende a far girare a vuoto. Usate il canale come bussola, seguite l’istinto, perdetevi senza fretta.

E se anche per voi il blu è un colore dell’anima, sapete dove trovarmi.