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Il Blog
Un incontro, un giardino, un frammento di Giappone
Qualche giorno fa ho rivisto H. La conobbi anni fa, quasi per caso. Ero in Giappone con un gruppo italiano, in uno di quei momenti in cui la mappa sembra confondere più che aiutare. E proprio lì, in una stradina secondaria, apparve lei: un sorriso lieve, una voce pacata, e quella gentilezza disarmante che ti coglie alla sprovvista. Si offrì di accompagnarci. Da allora non ci siamo più perse.
Non parliamo un inglese perfetto, né io né lei. Ma a volte bastano poche parole per far nascere un’amicizia vera. H. è una di quelle persone che ti sfiora, mai ti invade. Ti osserva, si prende cura, ma sempre con discrezione. Quando l’anno scorso mi ha detto che finalmente sarebbe diventata madre, dopo tanta attesa, ho sentito la gioia come se fosse anche un po’ mia.
Ci siamo riviste all’inizio di quest’anno. Mi ha fatto conoscere la sua bambina e, con un gesto che non dimenticherò mai, mi ha chiesto di darle la bottiglietta. Un piccolo gesto, sì. Ma anche un’immensa fiducia.
La settimana scorsa, con un pizzico d’incoscienza e un post-it con qualche parola in giapponese, ho preso un taxi. Destinazione: Meiji Kinen Kaikan. Un luogo speciale, nascosto tra alberi secolari nel cuore di Tokyo. Non è uno di quei posti da social, tutto filtri e pose. Qui si respira un’altra epoca.
L’edificio, elegante e sobrio, racconta il Giappone di fine Ottocento, quando si cercava di capire – o forse solo immaginare – l’Occidente. Eppure, in mezzo a stemmi imperiali e legni laccati, questo luogo ha avuto il coraggio di aprirsi al futuro, celebrando anche unione tra persone dello stesso sesso. Tradizione e cambiamento, insieme. Come spesso accade in Giappone.
È stato un pomeriggio semplice. Ma anche profondo. Di quelli che ti ricordano perché, ogni tanto, vale la pena perdersi. Per ritrovarsi – in un incontro, in un giardino, in un piccolo frammento di armonia.
